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Sul Masters che ritorna, l’ombra lunga del rinato Spieth

Spieth Valero Open

Sul Masters che sta per cominciare, dando vita alla settimana golfistica più bella dell’anno, si proietta l’ombra del rinato Jordan Spieth. Che l’ex ragazzo prodigio fosse ormai in rampa di rilancio lo si era ampiamente capito in tutti gli ultimi tornei.

Per tre volte (in Arizona, a Pebble Beach e all’Arnold Palmer di Bay Hill) aveva cominciato da leader l’ultimo giro, ma per tre volte la vittoria gli era sfuggita nelle buche finali.

Stavolta, al Valero Texas Open, no: Jordan ha tenuto e dopo un terzo e due quarti posti, il successo che mancava dall’Open Championship 2017 (quello del suo droppaggio durato venti minuti che stroncò il povero Matt Kuchar con lui in lizza per il successo) è finalmente arrivato.

Il sospirato primo posto, sommato alla straordinaria regolarità di tutta questa prima fase di stagione, ne fa sicuramente l’uomo più in forma del momento, capace di issarsi al 7° posto nella classifica FedEx e di risalire la corrente della classifica mondiale: a fine 2020 era 82°, oggi è 38°.

Parte la sfida a Dustin Johnson

È sua perciò la sfida più credibile a Dustin Johnson, Numero 1 del mondo, campione uscente dopo aver letteralmente dominato il campo nell’edizione novembrina del torneo di Augusta.

In quell’insolita cornice autunnale, con più freddo e meno azalee, DJ aveva chiuso il torneo alla quota record di 20 sotto il par, prendendo qualcosa come sessanta green in regulation e registrando appena quattro bogey totali.

Una dimostrazione di forza che aveva lasciato a cinque colpi di distanza due autentici outsider: il coreano Sung Jae Im e l’australiano Cameron Smith. Dietro di loro, Justin Thomas, altro candidato da sorvegliare, e Rory McIlroy che continua a lottare con la sua discontinuità e con l’imprecisione derivata dall’esasperata ricerca della potenza.

Spieth sa cosa fare per vincere ad Augusta: lo ha già fatto nel 2015, l’anno d’oro in cui conquistò quattro tornei e il Tour Championship, ad appena 22 anni.

Oggi, a 27, dopo essere riemerso da un lunghissimo periodo nero che lo aveva sprofondato oltre il centesimo posto della classifica mondiale (lui che era stato Numero 1), metterà a frutto l’esperienza acquisita.

Ha al suo attivo anche tre top-three ad Augusta, oltre alla vittoria, mentre è uscito dai primi 20 nelle ultime due edizioni, quelle in cui era impegnato a uscire dal tunnel.

La sua vera e propria Pasqua di resurrezione aggiunge perciò un motivo d’interesse in più al primo Major dell’anno, orfano del suo protagonista più carismatico: Tiger Woods, ovviamente, che è nel pieno del lungo, difficile recupero dopo l’incidente stradale del 23 febbraio.

I ricordi di Francesco Molinari

Per noi italiani, il ritorno in campo di Francesco Molinari dopo due settimane di stop seguite a sei settimane di gioco su otto. È reduce da due tagli consecutivi dopo un avvio più che promettente, con tre top 10.

Speriamo che l’Augusta National ravvivi in lui tutti i bei ricordi del 2019, in cui per tre giorni e mezzo dominò campo ed avversari. Tutti, quei ricordi, tranne il maledetto ferro 8 finito a bagno alla 12, la Golden Bell che ha distrutto sogni di generazioni intere di campioni.