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PGA Tour: telemetri consentiti in gara

Telemetri in gara

Rivoluzione sui fairway del PGA Tour: telemetri e dispositivi GPS saranno consentiti anche in gara. La PGA of America ha infatti ammesso il ricorso ai Distance Measuring Devices (DMD) a partire già da questa stagione, anche se in via – per il momento – sperimentale.

Saranno infatti solo tre i tornei interessati da questa novità, che debutterà il prossimo 20-23 maggio con il PGA Championship, secondo Major stagionale in programma sull’Ocean Course di Kiawah Island (South Carolina). Gli altri eventi in cui sarà permesso l’uso del telemetro sono il KitchenAid Senior PGA Championship (27-30 maggio) e il KPMG Women’s PGA Championship (24-27 giugno).

Tre soli appuntamenti (di cartello) che spalancano le porte a un possibile futuro uso generalizzato dei DMD in gara, con la motivazione dichiarata di rendere più veloce il gioco («Siamo sempre interessati a metodi che possano aiutare a migliorare il flusso di gioco durante i nostri campionati», ha affermato Jim Richerson, presidente della PGA of America) e quella (molto meno dichiarata) di venire incontro alle esigenze televisive, che mal sopportano rallentamenti e interruzioni durante le dirette.

Attenzione alla Regola 4.3 (1)

La tecnologia – già permessa nel mondo amateur – era concessa ai pro solo negli allenamenti o nei giri di prova. «L’uso di dispositivi di misurazione della distanza è già comune nel gioco: player e caddie li usano da tempo durante i practice round per raccogliere i relativi yardage», ha aggiunto Richerson. «Ora è parte delle Regole del Golf».

I dispositivi, però, dovranno essere conformi alla Regola 4.3a (1) e non potranno calcolare le variazioni di altitudine o interpretare le informazioni sulla distanza o direzionali (per indicare la linea di gioco o la scelta del bastone). Vietato anche misurare la velocità del vento sul campo.

Chi a favore, chi contro

L’apertura della PGA ha scatenato il dibattito tra sostenitori e oppositori, cosa peraltro scontata con ogni novità. Da una parte le Case produttrici applaudono, ovviamente, alla novità; dall’altra, i caddie mantengono un giudizio più prudente.

Solo a titolo di esempio, James Holmes, General Manager UK & Europe di SkyHawke Technologies (proprietaria dei prodotti SkyCaddie), ha subito dichiarato: «Abbiamo a lungo sostenuto che l’adozione di SkyCaddie, che fornisce istantaneamente al golfista tutte le iarde precise per ogni punto della buca, migliori la velocità di gioco. La nostra stima prudente, basata su anni di utilizzo, è che avere un device fa risparmiare almeno 10 secondi su ogni colpo completo giocato». Un’affermazione un po’ iperbolica, probabilmente dovuta al ruolo che Holmes ricopre: in fin dei conti, parliamo pur sempre di professionisti.

Per i caddie, non serve

Del tutto differente, e sempre a titolo di esempio, le opinioni dei caddie. «Il telemetro? Durante un’intera stagione, potrei davvero averne bisogno sì e no un paio di volte», taglia corto Paul Testori, caddie di Webb Simpson. «Giusto se siamo davvero fuori limite. Dobbiamo tener conto delle iarde a destra e a sinistra, della conformazione dei green, degli alberi in traiettoria, dello spazio oltre la bandiera e di tante altre variabili. Diciamo che la distanza è l’ultima cosa a cui pensiamo».

«Credo che farà una differenza irrisoria», sostiene Brennan Little, che ha accompagnato Gary Woodland nella vittoria dello US Open 2019. «Al PGA Championship il ritmo di gioco sarà ancora lento. Perché ogni volta che hai 156 giocatori in gara su un campionato importante, non si muovono rapidamente. Diverso è il discorso se hai solo due persone nel fine settimana».

Per Mark Fulcher (caddie di Francesco Molinari) l’uso dei telemetri è probabilmente logico, anche se in fin dei conti darà soltanto un po’ più di tempo per decidere il colpo; in sintesi, per lui l’intera cosa è «un po’ inutile».