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Molinari, la riscossa dopo un inizio-choc

Il ritorno ad Augusta, sul luogo del delitto, cioè della vittoria al Masters 2019 volata via all’ultimo giro per due doppi bogey alla 12 e alla 15, aveva per Francesco Molinari sapore e significato tutti speciali. Su quel successo mancato, quando sul tee della 12 aveva ancora due colpi di vantaggio su Tiger Woods, s’era infatti arenata la sua carriera dopo un 2018 e un inizio 2019 entusiasmanti.

Come stregato dal sortilegio di Augusta, Chicco non s’era ritrovato più. Lui, per buoni quindici anni campione di regolarità, ne aveva imbroccate veramente poche, dopo. Di memorabile, soltanto il giro finale del British Open a Royal Portrush che, approfittando del perfetto meteo mattutino, gli aveva consentito di risalire fino all’11esimo posto, mentre nel pomeriggio tutti si erano ritrovati a combattere con una tempesta di pioggia e vento. Poi tante delusioni e un lungo stop, tra la pandemia e i due traslochi in terra americana. Un solo altro lampo, la settimana scorsa nello Houston Open, con un 15esimo posto che lasciava ben sperare.

Ma quando si è ripresentato sul tee della sua prima buca di Augusta (per lui la 10), tutte le streghe, evidentemente, hanno ripreso a svolazzare sul suo capo. Ed è parso che la maledizione del Masters mancato stesse colpendo ancora: subito due bogey ed ecco la buca 12, il par 3 dove un anno e mezzo fa, con la sua pallina, aveva cominciato ad affondare anche la speranza di un successo storico.

E invece da lì Molinari ha riacceso il motore: solo un par, certo ma denso di significato. Se ottenuto quella maledetta domenica, probabilmente gli avrebbe consegnato la vittoria. Ottenuto stavolta, ha tamponato l’emorragia e ha fatto da preludio alla tattica perfetta con cui, nei due par 5 della 13 e alla 15, Chicco ha riaggiustato i conti.

Due birdie ottenuti in maniera diversa: a tre colpi con one putt ravvicinato, la 13; con due colpi a bordo green e due putt la 15 (là dove tutto era finito nel ’19, complice il ramo di un albero colpito con l’approccio). Qualche rimpianto per un altro birdie mancato subito dopo, alla 16, dove un putt da poco più di 4 metri è scivolato via sotto pendenza, ma anche tanta soddisfazione per il par salvato alla 18 (la sua 9) imbucando da circa 7 metri dopo un drive fra gli alberi e un inevitabile layup.

Fermato dall’oscurità

Quando è suonata la sirena di fine giornata causa oscurità, Francesco era messo benissimo, dopo il par della 1, per girare finalmente in rosso: in quel par 5 di circa 520 metri in discesa, s’era portato col secondo colpo a bordo green, fra i due bunker, a 20 metri dall’asta. Quando riprenderà gli basteranno due putt per dare seguito alla rimonta e cominciare a portarsi in zona buona per passare il taglio.

Intanto, registriamo un parziale buon ritorno, sia pure a poco più di metà strada. Il gioco è stato abbastanza regolare su un campo ammorbidito dalla pioggia violenta del mattino. Trovarsi a giocare spesso i colpi al green con una palla infangata non ha aiutato né lui né tutti gli altri (non si piazza perché il giro, poi interrotto per tre ore causa pioggia, era cominciato per pochi giocatori senza la possibilità di sollevare e pulire la pallina).

Ma l’aspetto più positivo è proprio la reazione a quel brutto inizio che sommato ai bruttissimi ricordi avrebbe potuto compromettere tutto. Mentre molto, se non tutto, è ancora possibile anche se il Paul Casey volato in testa con uno splendido -7 sembra davvero lontanissimo. Ma il Masters non è mai finito. Figurarsi ora che siamo all’inizio. E Francesco, sulla sua pelle, lo sa benisisimo.