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Extra Day Scores, come funziona

Avrete sentito parlare in questi giorni degli EDS, gli Extra Day Scores, i giri di golf validi ai fini della variazione dell’handicap ed effettuati fuori dalla tradizionale modalità di gara.

Avete presente quella volta in cui avete fatto il miglior risultato della vostra vita fuori gara?

Ecco, dal 22 maggio al 14 giugno potrete riprovarci. Perché la Federazione Italiana Golf ha esteso la possibilità a tutti i giocatori da 4,5 a 54 di handicap di scendere (o salire) di EGA.

Con un pugno di amici ed uno score, potremo aspettare le gare ed il ritorno alla normalità. Gli EDS sono infatti dei giri di 9 o 18 buche che permettono di giocare il proprio handicap in assenza di gare di circolo. Basterà presentarsi in segreteria, dichiarare di voler giocare in EDS e firmare. Il campo dovrà essere in condizioni di validità ma detto questo, potrete…rischiare la virgola anche fuori gara!

Tranquilli, potrete guadagnare al massimo 1 colpo nella peggiore delle ipotesi perché il regolamento pone un tetto massimo di 10 giri in EDS per anno sportivo.

Ma da qui alcune domande sorgono spontanee:

Da dove vengono fuori questi EDS?

La prima risposta è presto detta: gli EDS esistono per tutti quei Club che seguono l’EGA Handicap System in cui le gare non sono sufficientemente sviluppate da poter permettere un numero minimo di giri validi durante l’annualità. Gli Extra Day Scores sono particolarmente utili all’estero, dove l’approccio a questo sport è più itinerante e rilassato. Sappiate che gli EDS esistevano già ma erano normalmente limitati alla sola categoria 36-54 di handicap.

E cos’è la normalità?

Per noi italiani la gara di circolo è la normalità: bella e avvincente e premiante. La competizione casalinga è insita nella nostra cultura. Ecco che abbiamo già risposto alla seconda domanda.

Ci sarà un ritorno alle gare?

Certamente in questo periodo abbiamo potuto riscoprire il piacere di giocare con per il puro gusto di una sfida tra amici, senza premi se non l’onore ed un panino da asporto, magari mangiato a distanza di un metro, seduti sull’erba. Forse per alcuni aspetti lo spirito del gioco non è mai stato così vivo.

Ma così non potrà durare per sempre. Non fosse altro perché serve uno strumento di valutazione o autovalutazione che si evolva nel lungo periodo con il nostro gioco, con noi stessi. L’handicap è fondamentale, non lo nascondiamo, e dal 2020 cambierà anch’esso con il World Handicap System.

Sì, ma le gare?

Tranquilli, stanno tornando. Non solo perché ci piacciono ma anche perché sono una fondamentale fonte di sostentamento della maggior parte dei circoli italiani.

Fino ad allora potremmo sperimentare un approccio al gioco che avevamo un po’ perso, cercando di tornare alle radici dello “spirit of the game”, con un occhio al passato ed uno al futuro.

Sarà forse questa l’occasione di piantare il seme di una nuova e più fiorente cultura italiana del golf?