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Edoardo Molinari è pronto a ripartire

Edoardo Molinari pronto a ripartire

Edoardo Molinari è pronto a ripartire. In forma, nonostante la lunga sosta, ci ha accolto al Royal Park in occasione della presentazione alla stampa del TAG Heuer Connected Golf Edition, il nuovo, ipertecnologico orologio dedicato al nostro sport che, dallo schermo, “racconta” ogni particolare dei 40mila campi memorizzati.

Una visita alla sua attrezzatissima Academy, dove si dedica una cura particolare alla formazione dei giocatori più giovani, poi una puntata in campo per una sfida all’ultimo birdie (quattro giornalisti Louisiana contro lui da solo). E qui, preciso appunto come un orologio, Dodo ha dimostrato di non aver trascorso il lockdown sul divano: tanto per fare un paio di esempi, alla 1 ha mancato di pochi centimetri l’eagle-2 con un approccio da 110 metri; al par 5 della 18 ha centrato il green con un secondo colpo di 260 metri dal rough (legno 3). Poi, spazio alle interviste.

Il Tour Europeo è ancora fermo. Come pensi si svilupperà quel che resta della stagione?
Sarà difficile: dal 22 luglio avremo sei gare nel Regno Unito, ma poi è nebbia fitta. Non si sa ancora quali e quante altre gare ci saranno in settembre ma comunque sarà difficile che si svolgano tornei con montepremi superiori al milione di euro. Dopodiché due Rolex Series a ottobre che, tra parentesi, stravolgeranno tutte le classifiche avendo un montepremi da sette milioni. Ma, visto che, come si sa, sono state congelate tutte le classifiche e nessuno perderà la carta, il problema vero sarà ripartire in maniera più o meno ordinata nel 2021 con la nuova stagione.

Quanto inciderà sul vostro rendimento la sosta? Come ti senti?
Dipende molto dalle caratteristiche di ognuno. Ho parlato con un po’ di colleghi. C’è qualcuno che si è seduto sul divano praticamente per tre mesi e adesso ripartire, per lui, sarà durissima. C’è, invece, chi ha approfittato di questo periodo e, continuando a lavorare anche fisicamente, ha messo a posto alcuni aspetti del gioco che non funzionavano e ovviamente ne risentirà meno. Io francamente mi sento molto in forma. Ci saranno sicuramente degli stravolgimenti di classifica nel bene e nel male, a seconda di quanto ognuno abbia lavorato. Un po’ quello che sta succedendo anche nel calcio.

Photo credit TAG Heuer

A proposito dei due Tour

Questa difficile situazione, secondo te, può riproporre la prospettiva di una fusione tra i due Tour?
Sinceramente non so quanto ci sia di vero; ma se dovesse succedere credo che il Tour Europeo ne beneficerebbe tantissimo, perché ormai si è creato un enorme dislivello fra i due Circuiti. Da noi, tranne qualche rara eccezione, ci sono solo gare da un milione, se non meno; in America, un milione (se non di più) lo porta a casa da solo il vincitore. In più, noi giochiamo in Paesi diversi, con regole diverse; e, soprattutto, i migliori europei se ne vanno tutti in America, appena ne hanno la possibilità. Per cui, secondo me, anche a costo di perdere qualche gara importante, soprattutto per un giocatore come me attualmente nella media europea, io farei il sacrificio di cedere le più prestigiose al PGA Tour, per avere in cambio la certezza di giocare 20/25 gare da un paio di milioni di euro. Sarebbe una situazione un po’ più bilanciata.

Capita di parlarne tra voi giocatori?
Io ho fatto parte del Comitato fino all’autunno scorso, poi mi sono dimesso per alcune cose che sono successe. L’argomento “Fusione” non si è mai affrontato formalmente, perché non credo sia così vicino; ma adesso il Covid potrebbe accelerare le cose. Se il Tour europeo per il 2021 si trovasse in grave difficoltà ad allestire un calendario non dico simile a quello del 2019 ma almeno decoroso, credo che dall’altra parte un po’ d’interesse a fare un minimo di fusione ci potrebbe essere. Che poi sarebbe un po’ quello che aveva tentato di fare il Tour europeo con il Tour asiatico 4/5 anni fa: l’Asia rifiutò, secondo me sbagliando. Con una fusione, anche parziale con il PGA Tour, per chi di noi europei gioca bene ci sarebbero più possibilità di giocare in America, mentre adesso devi sperare di giocar bene i Major e i WGC e basta.

L’incognita Ryder

A giorni dovrebbe arrivare la tanto attesa decisione sulla Ryder di settembre. Tu cosa ne pensi?
Secondo me non si deve giocare. Ma purtroppo il parere dei giocatori con la Ryder conta molto poco. Si gioca in America e lì le decisioni le prende tutte la PGA americana; lo stesso Tour europeo si deve adeguare. Secondo me, il 90% abbondante dei giocatori non vorrebbe giocarla, soprattutto a porte chiuse. Temo però che, dopo qualche intervista di giocatori importanti tutti contrari alla disputa, gli organizzatori stiano facendo pressioni. Se no, ad esempio, non si spiegherebbe la decisione americana comunicata proprio nei giorni scorsi di lasciare al capitano sei “Picks”, cioè sei scelte libere su dodici (e non più 4) a prescindere dalle classifiche. È chiaro che gli americani intendano giocarla a tutti i costi, anche perché molti giocatori forti, come Chicco, Fleetwood, Westwood, tutti basati in Inghilterra, sono rimasti fermi più a lungo. E loro ne avrebbero un vantaggio. Purtroppo, temo che si giocherà. Non capisco, però, perché non farla slittare all’anno prossimo. Se son saltati Campionati Europei di calcio e Olimpiadi, Wimbledon e Open Championship, perché non può aspettare un anno la Ryder? Tanto i biglietti da risarcire li polverizzeresti in un attimo, rimettendoli in vendita per il 2021.

E visto che siamo in tema di Ryder, giro a te la stessa domanda che, dopo Parigi, avevo posto a Francesco. Noi tutti sogniamo di rivedere anche te in squadra. In quel caso, con chi dovrebbe far coppia tuo fratello: con te o con Fleetwood?
È una domanda da un milione di dollari. Io credo che Chicco giocherebbe ancora con Fleetwood. Dopo quello che hanno combinato insieme a Parigi, come si fa a dividerli. Però in Ryder ci sono tanti doppi e chissà… Magari, comunque, avere un problema così. Adesso, però, dimmi come ti ha risposto Chicco…

Edoardo Molinari indossa l’orologio TAG Heuer Connected Golf Edition

Il futuro del golf

È stato al gioco, come te. E, in realtà, ha detto cose molto simili alle tue. Per chiudere, parliamo della tua Academy, bellissima. Stai lavorando molto con i bambini. Si riuscirà prima o poi a “ringiovanire” la base e ad aumentarla?
Io ci metto del mio, ma da solo è come svuotare il mare con un bicchiere. Noi stiamo dando un bell’esempio, con dei maestri giovani dedicati proprio ai bambini. È chiaro che Royal Park è uno dei Circoli top d’Italia e non è un campo promozionale e per noi può essere più facile. Però abbiamo davvero registrato un grande incremento nella partecipazione. Quindi, vuol dire che se fai le cose bene, a qualsiasi livello, i risultati arrivano. Non bisogna “rubare” bambini agli altri circoli, ma creare nuovi praticanti. Quello che vedo, però, è che i Circoli più piccoli non lavorano molto su questo. Io ho visto in Germania il St. Leon Rot (che è un grande club) andare a prendere con un pulmino i ragazzi e portarli a praticare. E così hanno moltiplicato il numero dei giovani. In più, spesso, il bambino si trascina dietro i genitori che magari cominciano a giocare pure loro. Non è facile, lo so. Ma bisognerebbe provarci.