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Due tornei, due top ten: così il ritorno di Francesco Molinari

Francesco Molinari

Due tornei disputati, due top ten. Il ritorno alla piena attività di Francesco Molinari sta fornendo indicazioni confortanti: quelle che si speravano ma delle quali nessuno poteva dirsi certo, salvo forse lo stesso Francesco, che è l’unico a poter sapere a che punto è il lavoro di recupero.

Il decimo posto ex aequo a Torrey Pines, dopo l’ottavo sempre ex aequo all’American Express di La Quinta, è sì figlio, in gran parte, dello splendido ultimo giro in 66, senza bogey, ma è partito dalla lucidità sfoggiata il venerdì, quando ha evitato il taglio con un decisivo birdie finale. Senza quello non ci sarebbe stata rimonta. Ma in particolare quell’ultimo giro (come tre dei quattro precedenti all’American Express) ci ha restituito l’immagine del Molinari annata 2018: preciso, efficace in tutti i settori del gioco, stavolta anche nel drive.

Un suo birdie dal bunker della 11 al primo giro è stato lo shot of the day del giovedì; il suo 66 della domenica è stato, alla pari con Luke List, il miglior score di giornata, mentre Patrick Reed si aggiudicava il torneo con un 68 e un totale di meno 14, su un campo severo, che ha impegnato i giocatori molto più della settimana prima quando Si Woo Kim si era dovuto spingere fino a un meno 23 per vincere.

La scalata continua 

Immediati, logicamente, i benefìci nelle classifiche: in FedEx è passato da 110 a 84 (ed era a 160 appena due settimane fa); nell’Ordine di Merito mondiale è ora al 95° posto, avendo scalato in due tornei 35 posizioni.

Val la pena di ricordare che questi piazzamenti valgono per la graduatoria Ryder Cup. Lo sconforto per quel 2020 da dimenticare aveva alimentato un più che fondato pessimismo sulla possibilità di una sua quarta partecipazione alla sfida. E il solo pensarlo sarebbe davvero malinconico, dopo che Francesco a Parigi era stato l’indiscusso protagonista, con quel percorso netto di 5 vittorie su 5, un record che non sarà mai più battuto ma al massimo uguagliato.

Ovviamente c’è ancora tanta strada da fare, per garantirsi la convocazione giocandosela, fra gli altri, con giovani leoni come Hovland o vecchi “sempreverdi” come Westwood. Ma è ragionevole pensare che, confermando la regolarità dimostrata in questo avvio di stagione, anche senza le vittorie dei giorni più belli, il capitano Harrington non potrebbe ignorarlo nelle sue “pick”, le scelte discrezionali indipendenti dalle classifiche. Non si rinuncia all’uomo del trionfo parigino, se solo dimostra di aver recuperato quella tenuta, quella lucidità nei momenti decisivi che sono stati alla base di quel trionfo senza macchia.

Uno stop e poi Pebble Beach

Adesso, una settimana di stacco. Molinari non sarà al Waste Management Open di Phoenix in Arizona dove peraltro è popolarissimo dopo la hole in hone del 2015 alla famosa buca “Coliseum”. È così speciale quella buca, con le sue tribune da 30mila spettatori e l’atmosfera proprio da Colosseo, che gli organizzatori hanno organizzato almeno una giornata in cui sarà ammessa una parte di pubblico, distanziata e controllata.

Immaginare quella buca giocata nel silenzio, in effetti, è straniante. Fa effetto, piuttosto, pensare che sono passati già sei anni da quell’exploit di Chicco. E gli va riconosciuto che, nel frattempo, non è rimasto certo a guardare, vincendo un po’ di tutto.

Molinari tornerà in campo a Pebble Beach l’11 febbraio per la classica AT&T Pro Am. Siamo sempre in California, a un’ora e un quarto di volo dalla sua casa di Los Angeles. Passando il taglio e restando in campo fino a domenica farebbe ancora in tempo a festeggiare San Valentino e l’onomastico di sua moglie Valentina (auguri).